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CONVERSAZIONI TRANSFRONTALIERE: MASSIMILIANO GRANCERI BRADASCHIA: PROJECT LEADER, RICERCATORE PRESSO

Ci siamo seduti a chiaccherare con Massimiliano Granceri Bradaschia, esperto di pianificazione territoriale per formazione e professione, ricercatore presso l’Università Iuav di Venezia e project leader del progetto KARST Firewall 5.0, per parlare di come la pianificazione territoriale transfrontaliera, l’analisi scientifica e la cooperazione tra istituzioni italiane e slovene possano ridurre la vulnerabilità agli incendi boschivi nella regione del Carso. La conversazione si è concentrata su come trasformare dati complessi e risultati di ricerca in strumenti e azioni pratiche e condivise, capaci di aiutare le comunità a prevenire gli incendi e ad adattarsi al cambiamento climatico.

Per iniziare, ci ha spiegato quali sono contenuti del progetto. “Karst Firewall” significa una barriera tagliafuoco per il Carso. L’idea è cercare di aiutare chi si occupa di pianificazione territoriale e gestione delle aree forestali e dei pascoli, affinché si possano ridurre le vulnerabilità rispetto agli incendi boschivi, che negli ultimi anni sono diventati sempre più frequenti e stanno avendo un impatto sempre più negativo.”

Qual è esattamente il ruolo dello IUAV nel progetto?

Oltre a gestire il partenariato, IUAV è responsabile delle analisi territoriali e delle proposte, con un focus sull’analisi del rischio e sulla vulnerabilità della regione del Carso agli incendi boschivi. L’obiettivo è fornire un catalogo di soluzioni che riducano la vulnerabilità al fuoco non solo attraverso misurazioni spaziali e ambientali, ma anche rafforzando la cooperazione istituzionale tra Italia e Slovenia.

Per quanto riguarda le attività progettuali, potresti spiegare come funziona il cooordinamento all’interno del partenariato? Come si avvia un partenariato scientifico coinvolgendo anche altri partner? Come funziona in pratica?

Noi agiamo come capofila, coordinando la maggior parte delle attività all’interno di un partenariato solido e ben equilibrato. I nostri partner scientifici si occupano di analisi geografiche e statistiche, i partner privati contribuiscono con conoscenze tecnologiche e pratiche, le ONG e i comuni portano esperienza sul campo e una visione locale. IUAV aggiunge la sua lunga esperienza nella pianificazione territoriale, combinando analisi spaziali e geostatistiche con approcci partecipativi ed ecologici per affrontare sfide complesse come l’adattamento al cambiamento climatico. Questa struttura ci permette di integrare prospettive diverse, favorire il dialogo tra gli stakeholder e garantire che i risultati scientifici vengano tradotti in azioni pratiche e condivise sul territorio.

Siete già stati coinvolti in altri progetti?

Sì, abbiamo una vasta esperienza in progetti europei, tra cui iniziative Interreg, LIFE e LIFE+, soprattutto su temi ambientali e climatici. Il nostro lavoro si svolge sempre sul campo, collaborando strettamente con autorità locali, regionali e nazionali per fornire soluzioni e creare le condizioni per una pianificazione territoriale efficace e una gestione del rischio adeguata.

Quindi la facilitazione è fondamentale. Forse potresti ora spiegare più in dettaglio in cosa consiste concretamente il tuo lavoro: che cosa significa pianificazione territoriale nel contesto di riduzione del rischio di incendi boschivi?

La pianificazione territoriale, in questo contesto, significa creare un livello dettagliato di conoscenza geografica, a partire da mappe di vulnerabilità e pericolosità che identificano le aree maggiormente a rischio di incendi boschivi. Queste mappe vengono validate con i corpi forestali italiani e sloveni e poi utilizzate per guidare i comuni nello sviluppo di piani d’azione. IUAV supporta questo processo fornendo analisi, orientamenti e raccomandazioni, mentre i comuni si assumono la responsabilità di implementare le misure sul territorio.

Potresti descrivere in termini più concreti come funziona, gli strumenti, i metodi e come create una mappa di vulnerabilità? In dettagli tecnici?

Creiamo mappe di vulnerabilità utilizzando i GIS (Sistemi Informativi Geografici), che combinano immagini satellitari e dati vettoriali in analisi a vari livelli informativi, elaborate mediante algoritmi. La mappa finale mostra aree da bassa ad alta vulnerabilità, rappresentate visivamente sul territorio con un gradiente di colore.

Personalmente, quale aspetto di questo lavoro ti entusiasma di più?

Nel profondo sono un geografo e ciò che mi entusiasma di più è trasformare l’analisi in soluzioni pratiche che migliorino il territorio. È particolarmente gratificante colmare lacune di conoscenza, lavorare con competenze diverse e rendere la ricerca realmente utile al di fuori del mondo accademico.

E per quanto riguarda i risultati attuali del progetto? A che punto siete?

Finora abbiamo prodotto le mappe, completato un rapporto di proiezione climatica e presentato i primi deliverable del progetto, incluse analisi statistiche e un modello predittivo degli incendi. I prossimi passi includono la rimozione degli alberi più infiammabili, il ripristino dei muri a secco come barriere tagliafuoco e la riattivazione dei pascoli carsici per sostenere attività tradizionali di sussistenza come l’allevamento caprino e la viticoltura.

Quindi parliamo dei classici processi ciclici naturali, a livello di gestione. Che cosa c’è di specifico, in questo contesto, riguardo alla cooperazione?

Nel territorio del Carso, la cooperazione è essenziale per superare divisioni storiche e culturali tra comunità di lingua italiana e slovena e creare un approccio unitario al rischio di incendi boschivi e all’adattamento climatico. Karst Firewall 5.0 si concentra sul rafforzamento della capacità istituzionale, sul trasferimento di conoscenze e sulla collaborazione transdisciplinare, per garantire che le soluzioni siano efficaci a livello locale. Queste soluzioni sono progettate per essere replicabili anche in altre regioni ad alto rischio oltre il Carso. Integrando aspetti sociali, ecologici e tecnologici e coinvolgendo le popolazioni locali, il progetto trasforma le sfide locali in punti di forza, promuovendo al contempo una cooperazione transfrontaliera a lungo termine.

La vera resilienza nel Carso inizia molto prima che compaiano le fiamme. Si basa sulla pianificazione quotidiana - gestione delle foreste e dei pascoli, mantenimento dell’equilibrio ecologico e uso della tecnologia per rilevare precocemente i segnali di incendio. La rilevazione precoce riduce i rischi per le persone, le comunità e le infrastrutture, permettendo al contempo un uso più efficiente delle risorse. Integrando azioni umane, comunitarie e istituzionali con il paesaggio, il progetto evidenzia che la prevenzione in condizioni ordinarie è la salvaguardia più efficace.

Questa intervista fa parte della serie Conversazioni Transfrontaliere, che riunisce le voci provenienti da entrambi i lati del confine tra Italia e Slovenia. Attraverso la lente del progetto Karst Firewall 5.0, la serie mette in luce le competenze, le storie e le esperienze quotidiane di chi lavora per rafforzare la resilienza in un paesaggio sempre più segnato dai cambiamenti climatici.

Karst Firewall 5.0
Massimiliano Granceri Bradaschia
pubblicato il 13. 2. 2026

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