Il 23 marzo 2026, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, Trieste ha ospitato un evento pubblico dedicato a una risorsa tanto preziosa quanto ancora poco conosciuta: le riserve di acqua dolce presenti sotto il fondale marino. L’incontro, promosso da OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, Università degli Studi di Trieste e Polo Tecnologico Alto Adriatico, in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, ha riunito circa 50 partecipanti tra ricercatori, istituzioni e stakeholder del territorio. Al centro della mattinata, il progetto RESCUE, iniziativa europea finanziata nell’ambito del programma Water4All e cofinanziata dall’Unione Europea. Il progetto, coordinato dall’Università di Trieste e sviluppato insieme a partner internazionali, si propone di approfondire la conoscenza degli acquiferi costieri – sia offshore che nelle aree terrestri – caratterizzati da bassa salinità. L’obiettivo è valutarne il potenziale come nuove fonti di approvvigionamento idrico, in grado di contribuire alla sicurezza dell’acqua per popolazioni e sistemi produttivi, soprattutto in condizioni di stress idroclimatico. L’evento di Trieste, moderato da Maria Cristina Pedicchio, ha visto una serie di interventi scientifici dedicati al tema delle acque sotterranee marine, seguiti da una tavola rotonda che ha coinvolto rappresentanti del mondo istituzionale, ambientale ed economico. Il confronto ha permesso di approfondire opportunità e criticità legate all’utilizzo sostenibile di queste risorse, evidenziando la necessità di una governance condivisa. La mattinata si è conclusa con il lancio di una community di progetto, pensata per rafforzare il dialogo tra ricerca, istituzioni e comunità locale, favorendo la diffusione dei risultati e il coinvolgimento degli stakeholder. L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio di cooperazione e scambio di conoscenze che trova continuità nelle attività del progetto WABIN. Il giorno successivo, il 24 marzo, la visita di studio e il Blue Economy Forum ad Ajdovščina, in Slovenia, hanno rappresentato il naturale proseguimento di questo dialogo, collegando la dimensione scientifica con quella applicativa. I due eventi, strettamente connessi, hanno messo in luce l’importanza di un approccio integrato e transfrontaliero alla gestione delle risorse idriche, rafforzando la collaborazione tra Italia e Slovenia su una sfida sempre più centrale per il futuro dei territori.