Gli incendi catastrofici dell’estate del 2022 sul Carso — durati giorni e affrontati con vigili del fuoco accorsi da mezza Europa — non sono stati un incidente isolato. Da allora il progetto Karst Firewall 5.0, cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Interreg Italia-Slovenia, lavora a uno strumento condiviso fra i due Paesi per prevenirli: una piattaforma digitale che, ogni mattina, dice dove sul Carso il fuoco è più probabile. Il 24 aprile, al laboratorio HEKA di Capodistria, è arrivato il momento di metterla in mano agli operatori e farla provare.
Cosa c’è dietro la mappa
Dietro la schermata della piattaforma ci sono trent’anni di archivi storici, ventidue stazioni meteo, dati dei satelliti del programma europeo Copernicus, droni, sensori sviluppati nel progetto e un modello che ogni mattina divide il Carso in quarantamila celle e calcola, per ciascuna, la probabilità di un incendio quel giorno. Tutta questa complessità deve sparire dietro un’interfaccia che chi è in prima linea possa usare in pochi secondi, magari da cellulare. Per questo il progetto ha scelto di farla provare direttamente agli operatori invece di limitarsi a presentarla.
Due ore di esplorazione
Al laboratorio HEKA di Capodistria — l’anfiteatro dietro l’Arena Bonifika — una quindicina di persone si è seduta davanti al proprio portatile: vigili del fuoco, tecnici della protezione civile, alcuni cittadini del Carso. Ciascuno è entrato nella piattaforma con il proprio account e ha esplorato in autonomia. Mappa del rischio del giorno, zoom sulle zone vicino a casa, strati informativi attivabili e disattivabili — meteo, stazioni di terra, sensori — funzioni di confronto, interrogazione dei dati di giornate passate. Sono emerse domande puntuali: come visualizzare una zona ristretta, se i dati delle stazioni sono in tempo reale, come confrontare oggi con una settimana fa. Per due ore ogni partecipante è stato utente della piattaforma.
Quattro voti, quattro indicazioni
Al termine i partecipanti hanno compilato un sondaggio. Alla domanda di fondo — la piattaforma vi aiuterebbe nella gestione degli incendi? — la risposta è unanime: sette su sette dicono di sì. Le tre dimensioni dell’esperienza utente sono state valutate su una scala da uno a cinque. La facilità di navigazione si attesta a 4,3, segno che l’interfaccia è accessibile anche a chi non ha confidenza quotidiana con strumenti digitali. La chiarezza dei dati visualizzati arriva a 4,1. La velocità di risposta del sistema è il valore più basso, 3,9, e indica un punto da migliorare — soprattutto quando si interrogano archivi lunghi. È il primo problema da affrontare prima dell’estate.
Cosa funziona e cosa serve
Il sondaggio chiede anche di valutare l’utilità operativa di quattro funzionalità già presenti: database storico degli incendi, mappatura del rischio, monitoraggio meteo, notifiche automatiche. Vince la mappa del rischio incendi, con una media di 4,7 su 5. Sul fronte delle funzionalità ancora da sviluppare, la richiesta più forte è la simulazione della propagazione del fuoco: una volta scoppiato un incendio, sapere in che direzione e con quale velocità si muoverà la fiamma. Cinque partecipanti su sette la mettono in cima alla lista. Prevedere dove può accendersi è utile, ma capire dove sta per arrivare è ciò che salva case, animali, persone.
Il valore del test
Il valore di una giornata come questa sta meno nei punteggi medi alti e più nelle domande, nei piccoli problemi segnalati, nelle proposte di funzionalità nuove. Un primo incontro dello stesso tipo si era tenuto in marzo a Duino Aurisina, sul lato italiano del confine, con un format diverso: là si erano disegnate insieme, su carta, le zone più a rischio del Carso; qui si è messa la piattaforma direttamente in mano agli utenti. La prossima estate la piattaforma sarà a regime sul Carso.