Ci siamo seduti a chiacchierare con Mateja Breg Valjavec, geografa e Responsabile del Dipartimento di Sistemi Informativi Geografici presso l’Istituto Geografico Anton Melik (ZRC SAZU), per parlare del suo lavoro nell’ambito del progetto Karst Firewall 5.0. Con un background in studi sulla carsologia, geoinformatica e tutela ambientale, spiega come la ricerca scientifica, gli strumenti digitali e il lavoro sul campo si uniscano per valutare la vulnerabilità agli incendi boschivi nella regione carsica transfrontaliera, supportare i processi decisionali e tradurre i dati in azioni concrete sul territorio.
Per iniziare, ci ha illustrato il significato del progetto Karst Firewall 5.0, spiegando come il nome si riferisca sia alla regione transfrontaliera del Carso tra Slovenia e Italia, sia al duplice concetto di “firewall” inteso come una fascia tagliafuoco fisica nel paesaggio e come un sistema digitale di protezione, con “5.0” che evidenzia il ruolo dell’Industria 5.0, della digitalizzazione e delle tecnologie avanzate nella riduzione del rischio di incendi e nel supporto a una prevenzione e a decisioni più efficaci.
Qual è esattamente il ruolo dell’Istituto Geografico Anton Melik in questo progetto?
Il ruolo dell’Istituto Geografico Anton Melik nel progetto è quello di fornire un supporto professionale e basato sulla ricerca, attraverso la preparazione di materiali specialistici e mappe di vulnerabilità, la selezione delle aree pilota e il monitoraggio dei cambiamenti mediante droni e immagini satellitari. Questo lavoro sostiene la gestione e i processi decisionali nella prevenzione e nella risposta agli incendi boschivi. All’interno del consorzio, l’istituto collabora strettamente con i comuni, la protezione civile, l’Istituto Forestale, i vigili del fuoco di Nova Gorica e altri partner, con lo scambio di conoscenze e l’interdisciplinarità come elementi chiave per il successo del progetto.
Come geografa professionista e ricercatrice, quale conoscenza professionale apporti al progetto e quali metodi e strumenti utilizzi?
Come geografi e ricercatori, il team porta competenze interdisciplinari che combinano geografia, biologia e botanica, coprendo sia l’analisi degli ecosistemi sia gli aspetti tecnici come i GIS (Sistemi Informativi Geografici) e il telerilevamento. Il nostro lavoro include cartografia, raccolta di dati sul campo e monitoraggio del recupero degli ecosistemi dopo gli incendi, utilizzando droni, camere multispettrali e termiche e immagini satellitari. Tutti i dati vengono elaborati tramite GIS avanzati e software specializzati per supportare analisi accurate e la valutazione del rischio incendi.
Quali sono i valori della cooperazione e quali le sfide?
Ho esperienza di collaborazione transfrontaliera tra Slovenia e Croazia, e tra Slovenia e Italia. Lavorare con l’Italia può essere più impegnativo perché spesso prepariamo i testi in inglese e poi li traduciamo in sloveno e in italiano, ma i benefici superano le difficoltà. La cooperazione transfrontaliera permette soluzioni più concrete e pratiche, un’interazione ravvicinata tra partner e un lavoro diretto sul campo, soprattutto nelle aree di confine storicamente interconnesse. Sono felice che la collaborazione continui senza ostacoli e riesca a superare questi confini.
Qual è un esempio concreto del lavoro di un geografo all’interno dell’istituto e sul campo?
All’istituto, il mio lavoro come geografa è molto vario. Contribuisco alla progettazione della ricerca, preparo idee progettuali e reperisco finanziamenti, poi svolgo tutte le attività del progetto, dalla raccolta di dati attuali e storici sul paesaggio carsico al lavoro sul campo con strumenti di misurazione, sistemi di monitoraggio e analisi di telerilevamento. Non ci sono due giornate uguali: tra attività sul campo, compiti d’ufficio, analisi di laboratorio e riunioni, il lavoro è dinamico, creativo e in costante evoluzione.
Qual è per te la parte più emozionante del progetto?
Per me, la parte più emozionante del progetto è il lavoro sul campo, soprattutto nell’area dell’incendio del 2022, che è stato senza precedenti in Slovenia. Monitorare e seguire il recupero della vegetazione nelle aree colpite in modo diverso è stato affascinante, osservando quanto rapidamente la natura si rigeneri. Allo stesso tempo, trovo stimolante studiare le cause della propagazione degli incendi e sviluppare misure per proteggere insediamenti ed ecosistemi da futuri incendi.
Quali sono i risultati concreti che nasceranno da questo progetto?
I risultati più concreti del progetto saranno misure e raccomandazioni per interventi nell’area pilota del comune di Miren-Kostanjevica, indicando quali azioni implementare e dove, sulla base delle caratteristiche del paesaggio. Se avranno successo, queste misure potranno essere applicate anche in altre parti del Carso o in altre regioni di Slovenia e Italia. I gestori forestali, l’Istituto Forestale Sloveno, la protezione civile e i vigili del fuoco ne trarranno il maggior beneficio, utilizzando la piattaforma Karst Firewall per assumere decisioni informate e rispondere agli incendi.
Qual è il potenziale di replicabilità?
Penso che, se le misure proposte per l’area pilota del comune avranno successo nel lungo periodo, altri comuni potranno replicarle. Il passaparola si diffonderà e i risultati potranno essere applicati anche in altre aree, favorendo la protezione antincendio del Carso.
Qual è, secondo te, il livello di consapevolezza dei cittadini e del pubblico della regione?
Le nostre ricerche mostrano che la maggior parte degli incendi nel Carso inizia vicino a elementi di origine umana come strade e ferrovie, il che significa che l’attività umana gioca un ruolo importante nell’innesco degli incendi. Il cambiamento climatico sta rendendo la regione più calda e più secca, aumentando il rischio di incendi, quindi un comportamento responsabile è essenziale. Seguire i consigli degli esperti e le soluzioni proposte può aiutare a proteggere gli ecosistemi, ridurre il rischio di incendio e limitare gli impatti ambientali negativi. Ogni individuo può contribuire essendo consapevole delle proprie azioni e adattando il comportamento per vivere in maggiore armonia con l’ambiente.
Nel Carso, resilienza non significa reagire al fuoco, ma prepararsi ogni giorno. Deriva da una gestione attenta di boschi e pascoli, dal mantenimento dell’equilibrio ecologico e dall’uso della tecnologia per individuare precocemente i segnali di pericolo. Rilevare gli incendi in fase iniziale protegge le persone, le comunità e le infrastrutture, rendendo al contempo gli interventi più efficienti ed efficaci. Collegando le azioni individuali, le comunità locali e le istituzioni con il paesaggio, il progetto dimostra che la prevenzione proattiva e quotidiana è la difesa più solida contro il rischio di incendi boschivi.
Questa intervista fa parte della serie Conversazioni Transfrontaliere, che riunisce le voci provenienti da entrambi i lati del confine tra Italia e Slovenia. Attraverso la lente del progetto Karst Firewall 5.0, la serie mette in luce le competenze, le storie e le esperienze quotidiane di chi lavora per rafforzare la resilienza in un paesaggio sempre più segnato dai cambiamenti climatici.