Si è svolto venerdì 6 marzo, presso la Camera degli artigiani e delle piccole imprese di Ajdovščina (SLO), l’incontro “Prevenzione dell’erosione e della perdita di fertilità del suolo – pratiche agricole adattate alle condizioni climatiche”, una delle tappe del press tour organizzato nell’ambito del progetto europeo Ero-STOP – Approcci avanzati e sostenibili alla prevenzione dell’erosione del suolo, cofinanziato dal programma Interreg VI-A Italia-Slovenia.
L’appuntamento ha riunito ricercatori, tecnici, agricoltori e giornalisti italiani e sloveni per approfondire i risultati del progetto e confrontarsi sulle strategie di prevenzione dei fenomeni erosivi che interessano il territorio transfrontaliero. Nel corso della mattinata sono stati presentati gli obiettivi e i risultati finora raggiunti da Ero-STOP, con una tavola rotonda tra esperti e un dibattito aperto al pubblico.
Durante l’incontro è stata inoltre illustrata la brochure informativa bilingue, intitolata Proteggiamo la terra dove nasce il futuro / Zadržimo zemljo tam, kjer raste prihodnost e realizzata nell’ambito del progetto per diffondere in modo semplice e visivo le buone pratiche utili a prevenire l’erosione del suolo, in particolare nelle aree agricole. Il documento chiarito da Vasja Juretič, del Kmetijsko gozdarski zavod Nova Gorica (Istituto agrario e forestale di Nova Gorica), propone indicazioni pratiche per la realizzazione dei terrazzamenti, la gestione dell’inerbimento dei terreni e la prevenzione di frane ed erosioni. Il materiale è pensato soprattutto per gli agricoltori e utilizza un linguaggio semplice e supporti grafici per rendere immediatamente comprensibili le tecniche suggerite.
Tra queste, anche la scelta di miscele erbose adatte al terreno, capaci di arricchirlo di azoto e allo stesso tempo di assorbire l’acqua, migliorando la stabilità del suolo. Come ha spiegato la leader del progetto, Karmen Bizjak Bat (KGZ Nova Gorica), negli ultimi anni diversi territori tra il confine sloveno e quello italiano – tra cui Zavino e il Collio – sono stati interessati da smottamenti e frane, segno di una crescente vulnerabilità del suolo. Il progetto ha quindi lavorato alla definizione di un piano d’azione che individua i principali problemi del territorio e propone strategie di intervento elaborate anche grazie a workshop tecnici svolti tra Ajdovščina e Portogruaro. «Abbiamo discusso e raccolto buone pratiche per affrontare l’erosione – ha spiegato – e istituito anche un gruppo di esperti transfrontaliero che continuerà a lavorare su questi temi anche dopo la conclusione del progetto».
Il piano d’azione elaborato dal progetto prevede obiettivi di lungo periodo, tra cui la creazione di un sistema di monitoraggio dei fenomeni erosivi e la raccolta di dati aperti e accessibili a tecnici e agricoltori che intendono realizzare interventi di gestione del territorio, come nuovi terrazzamenti. Un’altra linea di lavoro riguarda il miglioramento del quadro normativo: secondo gli esperti, la legislazione slovena presenta ancora alcune lacune, in particolare perché affronta l’erosione soprattutto nei contesti costieri o lungo i corsi d’acqua, mentre fenomeni come l’erosione da precipitazioni intense o quella eolica non sono trattati in modo specifico.
Secondo il professor Janko Logar, l’erosione del suolo è un fenomeno che negli ultimi decenni ha assunto una dimensione più evidente anche a causa dei cambiamenti climatici, delle trasformazioni delle tecniche agricole e dell’abbandono progressivo di alcune aree rurali. «Trent’anni fa l’erosione era meno problematica – ha osservato – ma oggi le condizioni climatiche e le modalità di gestione dei terreni sono cambiate». L’erosione idrica, ha spiegato, si verifica quando piogge intense non riescono a infiltrarsi nel terreno e l’acqua scorre in superficie trascinando con sé particelle di suolo. «La vegetazione è uno dei principali fattori di difesa perché trattiene il terreno e riduce il fenomeno».
Diverso invece il caso delle frane, che coinvolgono masse più grandi di terreno e diversi strati geologici che scivolano lungo superfici instabili, spesso a causa delle precipitazioni o di interventi antropici. Si aggiungono anche casi di erosione eolica, favorita dalla presenza della bora e da versanti privi di vegetazione che facilitano il trasporto dello strato superficiale di terreno, quello più fertile. Le attività di ricerca hanno utilizzato anche strumenti tecnologici avanzati, come rilievi con droni e carotaggi sul campo, per raccogliere dati utili a comprendere meglio i processi erosivi. «Non possiamo cambiare la pioggia né la natura del terreno – ha aggiunto il professore – ma possiamo intervenire con misure tecniche, come la cura della vegetazione o la realizzazione di terrazzamenti, per ridurre gli effetti dell’erosione». Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema della perdita di fertilità del suolo, fenomeno strettamente legato all’erosione. Come ha spiegato la relatrice Anka Poženel intervenuta durante la mattinata, le piogge autunnali sempre più intense e frequenti anche in primavera stanno accentuando i fenomeni erosivi.
L’erosione idrica può presentarsi in diverse forme: laminare – la più diffusa – quando sottili strati di terreno vengono progressivamente asportati dall’acqua; a solchi, quando il deflusso dell’acqua crea piccoli canali; oppure con affossamenti più profondi. Anche pendii con una pendenza minima, intorno all’1%, possono essere interessati dal fenomeno. I progettisti della Protezione civile del Comune di Ajdovščina, coinvolti negli interventi di risanamento nel comune di Zavino, hanno spiegato che una trasformazione dell’area in vigneto aveva modificato le condizioni di drenaggio del terreno, lasciando il suolo temporaneamente esposto e più vulnerabile. «Nel giro di mezz’ora è caduta una pioggia molto intensa – raccontano – e il terreno, che non si era ancora stabilizzato, è stato eroso. L’acqua e i sedimenti si sono riversati verso valle fino all’abitato».
La soluzione individuata è stata la realizzazione di un collettore con funzione di bacino di ritenzione, capace di raccogliere il materiale proveniente dai versanti e di regolare il deflusso dell’acqua verso valle senza sovraccaricare la rete di scarico.
Gli esperti hanno ricordato che la zona di Zavino è caratterizzata da flysch, una formazione geologica con una bassa capacità di infiltrazione dell’acqua che, in condizioni di saturazione, può comportarsi come argilla favorendo slittamenti del terreno. Proprio per questo la manutenzione delle infrastrutture di drenaggio e la presenza di vegetazione sono considerate elementi fondamentali per prevenire nuovi fenomeni erosivi. La giornata si è conclusa con un sopralluogo alle colline di Vipava, poco lontane dai vigneti di Zavino, anch’esse recentemente colpite da intensi eventi meteorologici. Il 7 ottobre 2025 un violento temporale ha scaricato oltre 250 millimetri di pioggia in 72 ore, con picchi di 129 millimetri in appena due ore, provocando smottamenti, danni ai terreni agricoli e la distruzione di alcune infrastrutture viarie. Episodi come questo, hanno sottolineato i tecnici, dimostrano quanto sia urgente sviluppare strumenti di prevenzione e pianificazione territoriale capaci di ridurre i rischi legati all’erosione.
Il percorso del progetto Ero-STOP proseguirà con una conferenza finale prevista il 25 marzo a Trieste, sostenuta dal Ministero per la coesione e dal Ministero dell’agricoltura, alla quale prenderanno parte anche esperti internazionali per discutere le prospettive future della cooperazione transfrontaliera nella gestione del suolo e nella prevenzione del dissesto idrogeologico.