Oggi si conclude il progetto ERO-Stop, una collaborazione biennale tra partner eterogenei di Italia e Slovenia con un obiettivo comune: la gestione dei processi erosivi nei terreni agricoli. Italia e Slovenia rientrano tra i Paesi europei maggiormente esposti al rischio di erosione. Le cause sono in parte legate alla morfologia del territorio e alla struttura geologica dei suoli, in parte al mutato regime delle precipitazioni e, non da ultimo, all’intervento umano attraverso le trasformazioni del territorio e le tecniche di coltivazione.
I progetti interdisciplinari sono sempre stimolanti, poiché richiedono innanzitutto la capacità di ascoltarsi e comprendersi. È necessario comprendere e accettare i metodi di lavoro delle diverse discipline e conoscere le specificità normative dei vari ambiti. Imparare gli uni dagli altri consente di individuare sinergie tra le competenze dei partner e di tracciare nuove prospettive operative. ERO-Stop è stato proprio un progetto di questo tipo. Lo concludiamo con la consapevolezza di aver compiuto passi concreti in alcuni ambiti e, in altri (ad esempio sul piano normativo), di aver almeno indicato la direzione dei necessari sviluppi futuri. Siamo più ricchi di conoscenze che contribuiranno a rendere i terreni agricoli più resistenti all’erosione, così come di relazioni professionali destinate a durare.
Come ricercatori, siamo particolarmente motivati dalla ricerca di nuovi approcci e possibilità nell’affrontare le sfide scientifiche. Nell’epoca delle numerose opportunità tecnologiche, la ricerca talvolta ricorda un gioco di costruzioni: l’integrazione di dati ottenuti con metodi di misura diversi, combinati con gli strumenti dell’informatica, per produrre un quadro utile al fruitore finale.
I partner sloveni hanno analizzato la resistenza all’erosione in tre vigneti pilota, differenti per età (copertura vegetale e compattazione del suolo), pendenza, dimensioni e complessità morfologica. I dati sulla morfologia del terreno sono stati acquisiti mediante rilievi ad altissima precisione con droni, le proprietà del suolo attraverso analisi di laboratorio dei campioni di terreno, mentre la capacità di infiltrazione dell’acqua è stata valutata con misurazioni in campo.
Le prime simulazioni numeriche dei processi erosivi sono state eseguite utilizzando il metodo consolidato RUSLE (Revised Universal Soil Loss Equation), un approccio empirico finalizzato alla stima della suscettibilità all’erosione dei terreni, che tuttavia non considera nel dettaglio aspetti locali quali i percorsi preferenziali del deflusso superficiale. Successivamente è stato applicato anche il metodo SIMWE (SIMulated Water Erosion), basato sulle equazioni di continuità del flusso idrico e del trasporto di sedimenti. È emerso che, sebbene questo metodo richieda alcuni parametri difficilmente determinabili e quindi non consenta ancora una stima pienamente affidabile della quantità di erosione, esso rappresenta in modo molto efficace i percorsi del deflusso superficiale dell’acqua e dei sedimenti. Questa informazione risulta direttamente applicabile alla pianificazione degli interventi di drenaggio.
Entrambi i metodi sono stati implementati in ambiente GIS, consentendo una rappresentazione chiara e intuitiva dei risultati e l’individuazione dei punti maggiormente esposti al rischio erosivo. Le immagini riportate mostrano l’altezza della lama d’acqua calcolata in occasione di un evento di precipitazione intensa (100 mm/h) nei vigneti di Plače, Zavino e Velike Žablje.
Figura 1: Simulazione numerica dell’altezza della lama d’acqua durante un evento di precipitazione estrema nel vigneto di Plače
Figura 2: Simulazione numerica dell’altezza della lama d’acqua durante un evento di precipitazione estrema nel vigneto di Zavino
Figura 3: Simulazione numerica dell’altezza della lama d’acqua durante un evento di precipitazione estrema nel vigneto di Velike Žablje